Sagra della Rana

II° fine settimana di luglio

Pietraviva

Le rane popolavano numerose le campagne della Valdambra, soprattutto le zone vicino al fiume Ambra, ai torrenti d'acqua e ai fossi che delimitavano i campi coltivati. La cucina "paesana" e "povera" era fatta di piatti semplici, poco elaborati e preparati con prodotti forniti direttamente dalla campagna: una cucina economica e genuina, ma anche molto originale ed appetitosa. Molti piatti della tradizione ricorrevano all'utilizzo delle rane: dalle zuppe, alle rane fritte a quelle in umido.

Nel '76 a Pietraviva, piccolo borgo della Valdambra quasi al confine con la provincia di Siena, un gruppo di giovani decisero di dar vita alla Sagra della Rana con l'obiettivo di far conoscere il patrimonio culturale di una cucina "povera", mantenerlo nelle future generazioni e creare un'occasione di aggregazione per gli

abitanti del borgo. Infatti le rane sono un secondo piatto poco conosciuto; hanno un gusto molto delicato, simile alla carne di pollo o al pesce, sono molto digeribili e sono versatili in cucina; la parte commestibile di tutta la rana è la coscia e le ricette per cucinarla sono molte. E' un paese intero quello che si mobilita nei giorni della Sagra: mamme, babbi, nonni, nipoti e "massaie" tutti hanno un ruolo ben preciso nell'organizzazione di questo evento.

La ricetta: cosce di rana fritta

Anche la rana non poteva certo sottrarsi alla tradizione toscana del fritto e se fritto come si dice in Toscana è buona anche una ciabatta, le cosce di rane fritte sono un piatto da veri gourmet! Vediamo come prepararle.

Prendete le cosce di rana lavatele e asciugatele in un canovaccio. Preparate la pastella con uova, farina e acqua frizzante e sbattete bene con la frusta per eliminare tutti i grumi. La pastella deve risultare né troppo liquida né troppo densa, anche se per una pastella a regola d'arte gli abitanti di Pietraviva tengono in custodia un ingrediente segreto, che viene tramandato di generazione in generazione! Immergete una volta alla volta le cosce delle rane dopo averle passate nella pastella e friggetele in abbondante olio ben caldo, naturalmente di oliva. Cuocetele fino aquando risultano belle dorate, scolatele, salatele e servitele con il limone a spicchi.

Curiosità:

Esiste un antico mito: per guarire dalla tosse, Plinio, nel 2000 a. C., consigliava di sputare in bocca ad una rana. Chissà allora quale rimedio saranno in grado di fornire le rane della Valdambra considerato che, in una terra ricca di storia e di magi, Nepo da Galatrona, nella metà del quattrocento, famoso mago e guaritore, conosciuto anche alla Corte dei Medici, nelle sue polveri ed infusi, che divennero le più autorevoli di quel momento, forse usava le rane della Valdambra per guarire uomini ed animali!